blocco riciclo rifiuti

I 5 stelle vogliono bloccare il riciclo dei rifiuti?

Gli impianti di stoccaggio “provvisorio” dei rifiuti si incendiano uno dopo l’altro. Roma è sommersa dalla monnezza. La Cina ha chiuso le porte ai nostri carichi di spazzatura travestita. Cos’altro deve succedere perché si capisca l’ovvio, cioè che senza impianti avanzati di trattamento della materia restiamo ostaggio delle discariche? Il 25 luglio 56 organizzazioni d’impresa hanno firmato un appello al governo e al Parlamento per chiedere di sbloccare lo stallo del riciclo determinato da una norma della legge di conversione del decreto Sblocca cantieri.

di Antonio Cianciullo

Non è una richiesta bizzarra: è l’Europa a chiedere di accelerare sul fronte dell’economia circolare per salvaguardare la stabilità climatica e l’economia. E l’Italia ha tutto da guadagnare in questa prospettiva: abbiamo brevetti, un ruolo di leadership europea, la possibilità di creare nuova occupazione e di abbattere l’impatto ambientale della produzione. Perché, invece di accogliere le direttive europee, il governo ha scelto di riportare l’orologio normativo in materia di rifiuti a 20 anni fa, al decreto ministeriale 5 febbraio 1998, cancellando due decenni di innovazione tecnologica? Ci conviene?

Sembra una domanda retorica ma non lo è. Almeno a leggere il comunicato diffuso dall’Ufficio di comunicazione del Movimento 5 stelle e firmato da Alberto Zolezzi, deputato della Commissione ambiente della Camera. Eccone i punti essenziali, tra virgolette, e alcune considerazioni.

1. “I circa 835 tipi di rifiuti classificati dall’Ue con un codice (Cer) sono raggruppati in 60 flussi, dei quali solo 20 sono considerati riciclabili dalla Commissione Europea. C’è dunque una gran quantità di rifiuti che non si può riciclare”.

È un’affermazione sorprendente. Quindi i due terzi dei flussi di rifiuti non sarebbero riciclabili? Risulta che l’Unione europea abbia varato un pacchetto di direttive che aumenta gli obiettivi obbligatori di riciclo dei rifiuti. L’Europa dà un’indicazione netta: produrre meno rifiuti (ecodesign delle merci, lotta allo spreco); recuperare di più (impianti di trattamento di ultima generazione per avere il massimo dei benefici); mandare in discarica il minimo indispensabile. E invece è proprio la discarica il grande winner nello scenario in cui il riciclo si blocca. Perché se si riduce il riciclo dei rifiuti e non si vuole il loro l’incenerimento non resta che aumentare, e di molto, lo smaltimento dei rifiuti in discarica. Un risultato opposto a quello che il Movimento 5 stelle dichiara di voler perseguire.

2. “Nel nostro Paese, ci sono autorizzazioni al riciclo, rilasciate negli ultimi anni in particolare dalle province, di cui si sa poco o nulla”.

Le autorizzazioni sono atti istituzionali rilasciati, in base alle leggi vigenti, dalle Province e dalle Regioni che non sono organizzazioni clandestine. Gli organi di controllo – Arpa e Ispra – dispongono degli elenchi delle autorizzazioni relative alla gestione dei rifiuti reperibili sia attraverso i Mud (modello unico di dichiarazione ambientale) sia attraverso le informazioni trasmesse dalle amministrazioni competenti al Catasto telematico dei rifiuti di Ispra. Sono dati pubblici e accessibili.

Sono divisi per:

    • tipologia di impianto;
    • atto di autorizzazione (tipo di atto, modifiche di autorizzazione, diffide, revoche, volture, nulla osta);
    • tipo di provvedimento (ordinanze, atti di commissari, determine delle amministrazioni, atti dirigenziali);
    • codice di rifiuto;
    • tipologia e codice di gestione;
    • regione e per provincia;
    • ragione sociale del gestore
    • sede dell’impianto.
3. “Non a caso sono sempre più le inchieste su reati ambientali riguardanti false forme di riciclo, in particolare strade nei cui sottofondi vengono gettati veleni o conglomerati cementizi contenenti ceneri di incenerimento non a norma”.

Episodi di gestione illegale ci sono stati, non c’è dubbio, ma che percentuale rappresentano del totale dei rifiuti riciclati? Anche negli appalti per la costruzione di ospedali ci sono state infiltrazioni della criminalità organizzata. E nessuno propone di abbattere gli ospedali per stroncare la mafia. Ha senso utilizzare casi di gestione illegale che riguardano percentuali minime dei circa 114 milioni di tonnellate di rifiuti, urbani e speciali, che vengono riciclati ogni anno per screditare un intero settore?

4.”Per porre fine a fenomeni come quello appena descritto è necessario mettere ordine e stabilire con chiarezza ciò che è riciclabile e ciò che non lo è”.

La quasi totalità dei rifiuti è tecnicamente riciclabile e andrebbe correttamente riciclata con una normativa efficace che consenta di farlo tutelando l’ambiente e la salute. Nel lungo periodo la prospettiva è avvicinarsi all’obiettivo rifiuti zero. Bloccare il riciclo ci porta invece in direzione opposta. E aprirebbe una fase di incertezza del diritto che indebolirebbe la lotta alla criminalità organizzata: gli smaltimenti illeciti di rifiuti sono stati organizzati dalle ecomafie con più facilità proprio dove c’era maggiore difficoltà nella gestione corretta e nel riciclo.

5. “Il ministero dell’Ambiente si sta occupando infatti dei decreti sul cosiddetto end of waste (in sigla EOW) per determinare categoria per categoria cosa le aziende possono riciclare per farne nuovi prodotti. Un lavoro lungo e minuzioso che coinvolge figure tecniche, ma che ha già dato i primi risultati. Il decreto sui prodotti assorbenti per la persona, approvato dal Consiglio di Stato e dalla Commissione europea, riguarda ben 1,1 mln di tonnellate di rifiuti che potranno essere riciclati a norma di legge e nella piena tutela ambientale. Dai pannolini usati, per intenderci, si potrà estrarre materiale prezioso per nuove produzioni. Il Ministero sta lavorando su altri 17 testi, che copriranno i 20 flussi indicati dalla Commissione Europea, per un totale di 70 milioni di tonnellate di rifiuti che saranno realmente riciclabili”.

Dai numeri emerge un’immagine più preoccupante della situazione. Vediamoli. Negli ultimi 6 anni sono stati pubblicati solo due decreti End of Waste; quello sui pannolini ha avuto un iter che è durato 5 anni e che solo con il ministro attuale si è finalmente concluso. Dei 17 decreti in istruttoria solo uno (quello del polverino da pneumatici fuori uso), dopo 4 anni, è in fase finale; un altro paio sono, dopo anni di trafila, in avanzata lavorazione; per la gran parte di queste filiere di rifiuti l’iter non è nemmeno iniziato. Andando avanti di questo passo servirebbero decenni per risolvere il problema.

6. “Tornando alle migliaia di autorizzazioni al riciclo già esistenti è molto importante che stia maturando in Parlamento e tra gli addetti ai lavori la consapevolezza che è necessaria una loro mappatura, e penso che andrebbe prevista la decadenza delle stesse in caso di mancato censimento”. “Lasciare in essere le vecchie autorizzazioni sarà una facoltà del Governo in base alla delega ricevuta”.

Dunque un’autorizzazione può decadere per ”mancato censimento”? Un governo, a sua discrezione, può revocare le autorizzazioni regolarmente rilasciate dalle autorità competenti sulla base delle leggi vigenti? Sarebbe una novità assoluta nel quadro del diritto.

7. “D’altro canto lo riconoscono anche gli operatori del settore”.

Che, in modo unanime e compatto, hanno sottoscritto l’appello al governo e al Parlamento per chiedere esattamente l’opposto: vogliono il rilancio dell’economia circolare.

8. “Quello che non va fatto, però, è usare il criterio della fretta, la stessa che ha portato a migliaia di autorizzazioni al riciclo di cui nessuno ha contezza: non si sa quali rifiuti e in che modo vengono riciclati in Italia e anche su questo potranno arrivare pesanti sanzioni dalla Commissione Europea”.

Il problema non sembrano le informazioni ma il modo di utilizzarle. I dati esistono. Ogni anno Ispra pubblica voluminosi rapporti sui rifiuti, sia urbani che speciali, con una marea di numeri e informazioni sul riciclo. E ci sono molte altre pubblicazioni, note e meno note, nazionali e regionali. Quello che manca è la coerenza nel rispetto delle direttive europee. Le sanzioni europee in corso riguardano alcune discariche e i ritardi in alcune città e regioni nella gestione dei rifiuti urbani. È ragionevole pensare che queste sanzioni aumenterebbero se il sistema del riciclo italiano dovesse bloccarsi. Danni che si sommerebbero a danni. Uno studio elaborato da un istituto della Bocconi stima che la paralisi normativa sul riciclo dei rifiuti ci sta costando 2 miliardi di euro l’anno, 166 milioni al mese. Un po’ di fretta c’è.

dal blog su Repubblica.it