Bioplastica, smaltire non disperdere

Tre studi confermano la biodegradabilità marina di Mater-Bi. Ma non incoraggiamo comportamenti irresponsabili.

 Ha le caratteristiche di resistenza della plastica, ma si degrada come la carta. Questo quanto emerso da tre ricerche – curate da Novamont insieme all’Università di Siena e all’istituto tedesco Hydra Marine Sciences – che hanno studiato il comportamento della bioplastica in acqua marina, dimostrando tempi e livelli di biodegradazione simili a quelli della cellulosa.  È evidente però che questi risultati non possono rappresentare una giustificazione alla dispersione in ambiente delle bioplastica: nel modello circolare tutti i prodotti e materiali, compresi quelli biodegradabili, devono essere raccolti, riciclati e recuperati.

Partiamo da una precisazione: anche versare in mare dell’olio di oliva da una scatoletta di tonno è un potenziale danno per l’ecosistema marino. Va da sé che se invece di gettare dell’olio di oliva biodegradabile, che ha una vita tendenzialmente breve, gettiamo dell’olio non biodegradabile, il danno potenziale è decuplicato.  Ma anche nel caso di prodotti compostabili il fine vita deve essere quello per cui sono stati progettati.

LEGGI ANCHE  L'Oscar dell'ecodesign

Il primo studio ha riguardato la biodegradabilità intrinseca della bioplastica: nel periodo massimo di un anno ha raggiunto livelli di biodegradazione sostanzialmente uguali a quelli della carta e senza rilasciare microplastiche persistenti (sono tutte completamente biodegradabili nel giro di 20-30 giorni).

Una seconda ricerca ha simulato un ambiente marino nel quale collocare i sacchetti compostabili, dimostrando la loro completa sparizione in un intervallo di tempo compreso tra quattro mesi e poco più di un anno, a seconda della natura dei fondali considerati e delle loro caratteristiche chimico-fisiche e biologiche.

Infine, l’Università degli Studi di Siena ha valutato una serie di biotest di ecotossicità su tre specie modello di organismi esposti a estratti di sedimenti marini in cui era presente Mater-Bi, mostrando l’assenza di effetti tossici, di alterazioni nella crescita, di embriotossicità e di stress ossidativo.

“Niente deve essere abbandonato né in suolo né in mare in maniera irresponsabile, perché questo crea comunque un rischio ecologico potenziale. La biodegradabilità intrinseca dei prodotti in Mater-Bi rappresenta un fattore di mitigazione del rischio ecologico”, ha riaffermato Francesco Degli Innocenti direttore ecologia dei prodotti di Novamont, commentando i risultati degli studi.

LEGGI ANCHE  Il riciclo in Italia: i dati del rapporto 2023