Rivedere il ciclo del cibo: in gioco un quarto delle emissioni serra

Per difendere l’ambiente bisogna trasformare il modo in cui si produce il cibo puntando su circolarità e agricoltura rigenerativa

Quasi un quarto delle emissioni globali di gas serra sono legate all’attuale sistema di produzione alimentare. Rivedere il modo con cui si fornisceil cibo – rispondendo alle necessità nutritive della popolazione mondiale – è un punto chiave per tutelare il capitale naturale del pianeta, ridurre la distruzione del suolo, l’inquinamento e la perdita di biodiversità.

“Foodinitiative” è il progetto della Ellen MacArthur Foundation cui partecipa anche Novamont, finalizzato a individuare e sviluppare soluzioni in grado di trasformare radicalmente il modo in cui produciamo, consumiamo e distribuiamo il cibo. Oltre a Novamont, parteciperanno al progetto multinazionali come Danone, Mizkan, Nestlè e tre città –  Londra, New York e San Paolo del Brasile – che sono state selezionate come sedi del progetto pilota per il ridisegno del ciclo del cibo.

Il progetto si svilupperà su tre assi principali. Puntando prima di tutto su un diverso modello agricolo, l’agricoltura rigenerativa, in grado di aumentare la fertilità dei suoli grazie all’aumento del carbonio organico e della diversità microbiologica e alla maggiore disponibilità di elementi minerali. In secondo luogo, Foodinitiative vuole riprogettare in ottica circolare il ciclo alimentare: il cibo va coltivato, trasformato, trasportato in modo che ne benefici la salute delle persone e gli ecosistemi; al contempo i sottoprodotti di un’azienda alimentare non dovranno essere più rifiuti ma risorse utili ad aumentare la salute del suolo. Infine, mettendo sul mercato cibo sano e salutare, non solo dal punto vista nutrizionale ma anche da quello della sua produzione.

Queste scelte – agricoltura rigenerativa, approvvigionamento locale, ridisegno del ciclo del cibo e degli scarti- secondo le stime della Ellen MacArthur Foundation potrebbero determinare una riduzione delle emissioni di gas serra pari a quelle prodotte da un miliardo di auto e prevenire il degrado di oltre 15 milioni di ettari di terreni agricoli all’anno, riducendo l’esposizione ai pesticidi e all’inquinamento. Le città, semplicemente riducendo lo spreco di cibo e riciclando i sottoprodotti e i materiali organici, potrebbero generare un volano per l’economia di oltre 700 miliardi di dollari.

“Come Novamont siamo lieti di poter contribuire a questa importante iniziativa condividendo la nostra lunga esperienza nel testare nuovi prodotti e sviluppare casi studio virtuosi, al fine di trovare soluzioni affidabili per la nostra vita sul pianeta”, ha commentato Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. “Il ridisegno dei flussi organici solidi e liquidi e l’eliminazione di sostanze inquinanti che si accumulano anno dopo anno nel suolo e nelle acque è un fattore trainante sia per la rigenerazione dei territori che per una vasta gamma di innovazioni. Abbiamo un forte bisogno di progetti come quello della Ellen MacArthur Foundation, per moltiplicare i progetti integrati nelle aree locali e il loro monitoraggio, interconnettere i diversi settori e rendere la società più resiliente”.