Il viaggio di Flip Flopi nell’Oceano Indiano

Lungo nove metri, Flip Flopi è un veliero speciale, fatto con bottiglie e ciabattine di plastica riciclate.

Tutto è partito alcuni anni fa dall’azione di un gruppo di volontari ambientalisti kenioti che hanno cominciato a raccogliere sulle strade di Nairobi, Mombasa e Malindi e sulle spiagge di Lamu bottigliette di pet e ciabattine infradito,recuperando in totale 10 tonnellate di scarti con cui, grazie all’aiuto di artigiani locali, hanno realizzato lo scafo di questo veliero. Ora Flip Flopi è in navigazione nell’Oceano Indiano con l’obiettivo – facendo tappa in vari porti – di sensibilizzare le popolazioni africane sul problema dell’inquinamento da plastica.

L’emergenza plastica in Africa

Un problema gravissimo per questo continente: secondo i dati Onu nelle acque che circondano l’Africa finiscono ogni anno 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Particolarmente devastanti gli impatti prodotti dai sacchetti di plastica, vera piaga dell’Africa. Hanno creato nei mari “isole di rifiuti” costituite soprattutto dai sacchetti che galleggiano in superficie, provocando la morte di moltissimi animali: almeno 100 mila tra balene, foche e tartarughe ogni anno secondo il Wwf. E la strage prosegue sulla terraferma dove gli shopper che si accumulano fra le piante e gli arbusti vengono mangiati dalle pecore che li scambiano per fiori. Solo per fare un esempio in Mauritania sono responsabili del 70% delle morti degli animali al pascolo. Infine le buste di plastica danneggiano anche le reti di smaltimento delle acque – fogne e canali -che vengono intasate dagli shopper.

Di fronte a questa situazione molti Stati africani hanno adottato già dai primi anni Duemila varie misure per contrastare/contenere l’uso degli shopper. Oggi in oltre 27 Paesi africani è vietato – in modo totale o parziale – usare le buste di plastica e sono state introdotte varie forme di tassazione e disincentivo al loro utilizzo.

Bando alle shopper

Il primo Paese a muoversi in questa direzione già nel 2004 è stato il Ruanda, seguito dall’Eritrea e dal Kenya dove nel 2017 sono state introdotte misure severissime contro gli shopper: chi produce, vende o utilizza un sacchetto di plastica rischia una condanna fino a 4 anni di prigione e un’ammenda fino a 40 mila dollari. Anche in Tanzania la vendita o l’importazione di shopper fa scattare multe salate e può far finire in prigione. In Sudafrica le buste di plastica più leggere sono del tutto vietate, mentre quelle di spessore maggiore sono state tassate, ma i risultati non sono ancora soddisfacenti e i campi sono tuttora invasi dai sacchetti. Produzione, importazione e utilizzo vietati anche in Senegal e Gambia, mentre in Guinea-Bissau e Mali sono previste limitazioni. Più recentemente anche Gabon ed Etiopia hanno bandito gli shopper, mentre il Marocco – pur vietandoli – ne consente l’utilizzo in agricoltura, nell’industria e per la raccolta dei rifiuti.