In Giappone il primo paese a rifiuti zero

A Kamikatsu, villaggio giapponese di 2.000 anime, si ricicla tutto, o quasi. Al momento si recupera l’81% degli scarti prodotti ma l’obiettivo – considerato a portata di mano dagli amministratori locali – è di arrivare al 100% entro il 2020. Eliminando del tutto discariche e inceneritori e diventando così il primopaese al mondo a rifiuti zero.

Tutto è cominciato nel 2003 quando Kamikatsu ha dato il via a un Programma zero rifiuti al fine di evitare la presenza di inceneritori e discariche nel proprio territorio. Oggi sono gli stessi abitanti che selezionano i rifiuti portandoli allo Zero Waste Center, una sorta d’isola ecologica con 45 diversi contenitori per 13 differenti categorie. Anche il riuso viene incentivato: è stato aperto un piccolo negozio dove i cittadini possono scambiare oggetti e utensili che non usano più con biglietti della lotteria. “A Kamikatsu abbiamo raggiunto un tasso di riciclo dei rifiuti domestici dell’81% mentre il resto del Giappone è fermo al 21%. Ma il nostro esempio è replicabile ovunque”, spiega Akira Sakano, una delle responsabili del progetto Zero Waste.

È quanto sta facendo la Cina che, ispirandosi a esperienze europee e giapponesi, ha avviato un programma“Città a zero rifiuti” che punta a creare modelli di sviluppo e gestione urbana che promuovano stili di vita ecologici, riducano la quantità di rifiuti prodotti e rafforzino i programmi di riciclaggio, utilizzando al meglio le risorse e riducendo i rischi per salute e ambiente. In Cina la produzione dei rifiuti è un problema che ha assunto dimensioni colossali, aggravato dalla rapida industrializzazione e dall’inurbamento: si stima che nelle discariche si siano accumulati dai 60 ai 70 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi. Il programma cinese prevede la selezione di 10 città pilota dove implementare – entro il 2020 – un nuovo sistema di gestione rifiuti in chiave di economia circolare e lo sviluppo di nuove infrastrutture per il loro trattamento.