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Carburante dalla plastica: si può fare

Ricavare benzina dalla plastica. Sarà realizzato in Trentino  il primo impianto su scala industriale per riconvertire la  plastica poliolefinica non riciclabile in biocarburante.  Riplaid (Riconversione di Materiali Plastici in Idrocarburi) è un progetto di Lifenergy Italia  (azienda fondata dalla  Firmin, da oltre 40 anni presente nel contesto industriale di Lavis), frutto di una efficace sinergia tra mondo industriale e ricerca.

Sostenuto dalla Provincia Autonoma di Trento, Riplaid si avvale della collaborazione della Fondazione Bruno Kessler, della società Demont di Savona e del Cinsa, Consorzio universitario ambientale di Parma. L’idea che è stata messa in pista è utilizzare la plastica poliolefinica non riciclabile per ottenere un carburante conforme agli attuali standard, utilizzabile nei motori esistenti o negli impianti industriali, che sarà commercializzato direttamente nei distributori di proprietà della Firmin.

Giovanni Curia di Lifenergy Italia, che ha seguito  questa iniziativa, sottolinea come “la filiera locale sia costituita da un’azienda presente nel contesto industriale di Lavis che alimenta gli impianti con materia prima/seconda di alta qualità raccolta sul territorio nazionale e selezionata per raggiungere livelli che garantiscono al processo tecnologico una totale affidabilità. La Firmin completa la filiera poiché provvederà alla commercializzazione del bio-carburante prodotto sia tramite una rete di distributori di proprietà che tramite i rifornimenti su scala provinciale e nazionale”.

 

Pensato, invece, per un impiego su piccola scala è Chrysalis,  un macchinario di piccole dimensioni  in grado di trasformare i  rifiuti plastici in carburante, diesel o benzina.

Tutto è nato tre anni fa per iniziativa di Samuel Le Bihan, amato ed eclettico attore francese,  che mentre faceva surf in Mali ha toccato con mano gli effetti dell’inquinamento da rifiuti plastici sia in mare che nelle aree più povere del Paese. Da allora Le Bihan ha deciso di finanziare – e scendere in campo direttamente assieme al giovane ricercatore ChristoferCostes-lo sviluppo di  un progetto con un duplice obiettivo: contrastare l’inquinamento da rifiuti plastici (ogni anno finiscono negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica); fornire risorse alle comunità più povere e remote del pianeta, spesso sommerse da rifiuti.

Chrysalis è un esempio concreto di economia circolare basato sulla pirolisi: nello specifico prevede che la plastica venga ridotta in granuli e  immessa  in un reattore chiuso; poi riscaldata  a una temperatura di 450° determinando la rottura dei legami molecolari;e quindi distillata. Il macchinario ha un’efficienza del 93%: riesce a ricavare  da un  chilo di plastica circa 750 grammi di gasolio, oltre a un quantitativo di  gas necessario per il funzionamento del macchinario stesso e a residui di carbone, uno scarto impiegabile nella produzione di colori.

Secondo gli inventori inoltre, essendo Chrysalis di piccole dimensioni, potrebbe essere utilizzato direttamente nelle zone inquinate: un investimento di 50 mila euro sarebbe sufficiente per realizzare  un prototipo di dimensioni maggiori, capace di convertire fino a 50 kg di materiali in meno di un’ora e mezza.

“L’idea – ha precisato più volte Samuel Le Bihan – è  incoraggiare la raccolta dei rifiuti prima che finiscano negli oceani e farlo grazie a un macchinario capace di produrre carburante”. Il progetto si propone come uno strumento per sostenere i Paesi in via di sviluppo, rendendo più consapevoli i cittadini non solo dell’importanza di non disperdere nell’ambiente i  rifiuti plastici, ma anche del fatto che tali scarti possono diventare concrete risorse.