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Italia: il riciclo è buono ma manca la strategia

In Italia il riciclo dei rifiuti prodotti è arrivato al 45% ; siamo al secondo posto tra i paesi UE  – dopo l’Olanda – per il tasso di circolarità dei rifiuti (18,5%), la quota di materie prime secondarie reinserite nel flusso totale di materia; la bioeconomia – vero pilastro dell’economia circolare – complessivamente ha raggiunto un giro d’affari di 250 miliardi di euro nel 2015 con circa 1,7 milioni di dipendenti;  abbiamo quasi 25.000 aziende attive nel riutilizzo/riparazione di beni e componenti.

Per contro in Italia manca ancora una strategia specifica sull’economia circolare; le nostre aziende sono molto in basso (al 41°posto) nella classifica mondiale per investimenti nella green economy; nel recupero dei rifiuti RAEE siamo ancora lontani dagli obiettivi fissati dalla UE e sono molte le criticità nella gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione.

Luci e ombre presenti nel nostro paese nel processo di transizione ad un modello economico circolare saranno l’oggetto del convegno “L’Economia Circolare in Italia. Potenzialità e ostacoli” organizzato dal Circular Economy Network per il prossimo 22 novembre a Roma. Interverranno Luca Dal Fabbro, Vicepresidente Circular Economy Network, esponendo “I principi dell’economia circolare e il ruolo del Circular Economy Network”;  Edo Ronchi, Presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che farà il punto proprio su “Potenzialità e ostacoli per l’economia circolare in Italia”.

Con l’obiettivo di promuovere una riflessione tra istituzioni ed esperti su come favorire la transizione a un modello economico circolare,  quali politiche e strumenti economici adottare. Seguirà una Tavola rotonda alla quale parteciperanno Salvatore Micillo – Sottosegretario, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Simona Bonafè – Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, Parlamento Europeo;Roberto Morabito – Direttore Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, ENEA; Andrea Bianchi – Direttore Area Politiche Industriali, Confindustria; Andrea Benassi – Responsabile rapporti istituzionali e internazionali, ICCREA.

Andare oltre il riciclo

Se, dunque, nella transizione all’economia circolare  l’Italia sembra essere sulla strada giusta mostrando alcune potenzialità da valorizzare, il tempo a disposizione è limitato ed  occorre agire subito.  Basti pensare alla velocità nel consumo di risorse insita nel  modello economico lineare. Il  1 agosto 2018, secondo i calcoli del “Global Footprint Network”,  l’umanità ha finito di consumare  il suo budget annuale di risorse naturali e ha iniziato a intaccare quelle che spetterebbero alle generazioni future. In pratica un  pianeta all’anno non ci basta più, ce  ne serve 1,7. E le cose negli anni a venire non potranno che peggiorare considerato che l’aumento della popolazione mondiale farà crescere i consumi:. Secondo l’Unep nel 2050 si estrarranno 180 miliardi di tonnellate di materie prime,  8 volte tanto rispetto al 1970.

L’insostenibilità dell’economia lineare basata su “estrai-consuma-getta è, dunque, accertata e misurata dati alla mano. Anche perché il modo sconsiderato con cui utilizziamo le risorse naturali del Pianeta oltre a essere insostenibile,  inefficiente ed economicamente svantaggioso produce grandi quantità di rifiuti e inquinamento ambientale.

Uno degli ultimi richiami, in tal senso, a cambiare rotta è arrivato poche settimane fa da Ernst Ulrich von Weizsacker e Anders Wijkman –  autori del Rapporto “Come on!” presentato a Roma in occasione del Cinquantenario del Club of Rome – che hanno ricordato come sia necessario riconsiderare  il flusso dei materiali abbandonando il modello economico lineare.

Rivedere il paradigma economico in chiave di circolarità vuol dire gestire diversamente i rifiuti puntando a un loro azzeramento (risorse non rifiuti), ma anche:

  • cambiare l’approccio nella produzione dei beni ed oggetti (ecodesign) e nel loro utilizzo (recupero, riciclo, riutilizzo)
  • favorire la diffusione dell’uso condiviso (sharing) di beni anziché della loro proprietà
  • sviluppare  l’impiego di materiali di riciclo e di processi di simbiosi industriale (scarti di una produzione che diventano materiali per altre).
Un premio per le buone pratiche

L’innovazione tecnologica o di processo rappresenta un punto fondamentale per mettere in atto la transizione al modello economico circolare. Proprio per valorizzare e incentivare la diffusione delle buone pratiche e delle migliori tecnologie disponibili nel settore dell’economia circolare il CEN quest’anno ha istituito un Premio destinato specificatamente alle start-up up italiane che sviluppano progetti e attività ispirate ai principi dell’economia circolare: nella giornata del 22 novembre verrà consegnato un riconoscimento alle prime 10 startup selezionate dalla giuria per la prima edizione, tra le quali saranno premiate le prime 3 vincitrici.

 


Aggiornamento del 22 novembre 2018 – ALLEGATI

Potenzialità e ostacoli per l'economia circolare in Italia