300 roghi contro l’ambiente: è ora di scommettere sull’economia circolare

di Antonio Cianciullo


A San Vitaliano, a due passi da Napoli, il primo luglio è andato a fuoco un sito di stoccaggio dei rifiuti che tratta plastica, carta e alluminio. Una colonna di fumo nero ha lanciato l’allarme diossina. Una casa vicino all’impianto è stata evacuata. Sono scattati i controlli. E il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha chiesto che i siti di questo tipo siano considerati “sensibili” e dunque particolarmente vigilati.

roghi San Vitaliano
Fonte: Il Mattino
Non è la prima volta: 300 roghi in due anni

Sulla gestione dell’emergenza niente da dire, ognuno ha fatto la sua parte. Ma c’è un piccolo particolare: siamo quasi all’episodio numero 300 della saga degli roghi nei depositi di stoccaggio dei rifiuti. Quasi 300 in due anni. Un fenomeno nuovo, almeno in queste dimensioni, che dovrebbe far scattare un campanello d’allarme a tutto campo perché è difficile pensare a una somma di eventi casuali. E’ vero che la prima azione da intraprendere è quella del controllo dell’illegalità e, in particolare, delle cosche che controllano parte del ciclo dei rifiuti.

Non solo controllare ma anche promuovere

Il rapporto Ecomafia 2018 della Legambiente mostra come l’andamento delle attività illegali in questo campo resti molto preoccupante e richieda un alto livello di attenzione. E infatti è stata chiesta da più parti una nuova Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti. Ma il tema non può essere letto esclusivamente in negativo. Non si tratta solo di operare per rimuovere un problema: non basta evitare, bisogna promuovere.

I roghi negli impianti che costituiscono una parte importante nel più lungo ciclo di vita della materia richiesto dall’Europa segnalano la necessità di mettere a fuoco la vera posta in gioco: la moneta cattiva rischia di cacciare quella buona. La pressione della criminalità organizzata può frenare lo sviluppo dell’economia circolare che, secondo le proiezioni dell’Unione europea, è uno dei segmenti produttivi capaci di dare risposta alle domande oggi più popolari: sicurezza (ambientale, sociale, economica) e lavoro (dignitoso, diffuso, ben distribuito).

E’ il momento di agire

In questo contesto una semplice risposta difensiva non basta. Per rispettare le direttive Ue che compongono il pacchetto dell’economia circolare occorre giocare in attacco. Cioè adottare una prospettiva ampia e ambiziosa di riconversione economica: governare in modo efficiente e capillare i flussi di scarti e di rifiuti, urbani e non; diminuire l’impatto ambientale e sanitario della produzione; promuovere l’innovazione tecnologica, organizzativa e di consumo.

Ci vogliono impianti, investimenti, scommessa sul futuro. Bisogna dare un sostegno dal basso (il passaggio dalle proteste contro gli impianti inquinanti alla richiesta di nuovi impianti a basso impatto ambientale in sostituzione dei vecchi) e dall’alto (rapida attuazione dei decreti end of waste, misure per rendere subito operative le direttive europee). Serve un progetto largamente condiviso che diventi un asse di sviluppo del Paese.

Certo, questo è un progetto che unifica e non divide. E in questo periodo sembra che solo i temi divisivi facciano cassetta. Si potrebbe provare a dimostrare che è vero il contrario.