ILO: 6 milioni di posti di lavoro nei prossimi 12 anni grazie all’economia circolare

Un’economia più verde potrà creare 24 milioni di nuovi posti di lavoro a livello globale, da qui al 2030. Di questi, ben 6 milioni dipenderanno dall’affermazione dell’economia circolare che “include attività come il riciclo, la riparazione, l’affitto e la ricostruzione, sostituendo il tradizionale modello economico di ‘estrazione, produzione, uso e smaltimento’”. A dirlo non è un’associazione ambientalista, ma l’International Labour Organisation (ILO) l’organizzazione sindacale internazionale, nel suo rapporto annuale dal titolo più che esplicito: “Greening with Jobs”.

Secondo il rapporto, le energie sostenibili, l’efficienza energetica e la mobilità elettrica dovrebbero rappresentare il maggior volano per la creazione di nuova occupazione: solo nel settore delle rinnovabili l’ILO calcola 2,5 milioni di occupati a fronte di una perdita di 400 mila posti di lavoro nella generazione di elettricità da fonti fossili. I servizi ecosistemici a loro volta dovrebbero impiegare 1 milione e 200 mila occupati in più rispetto ad oggi. Dei 163 settori presi in esame, solo 14 registrano perdite sopra i 10 mila posti di lavoro e solo due (estrazione del petrolio e raffinazione) sopra il milione.

In base alla proiezione, i nuovi posti di lavoro saranno più numerosi di quelli che verranno persi a causa, ad esempio, del cambiamento climatico: la spinta propulsiva della green economy compenserà le perdite causate dalle ondate di calore prodotte dal caos climatico (secondo il rapporto provocheranno la perdita del 2% delle ore lavorative globali entro il 2030). A guadagnare maggiormente dovrebbero essere l’America (3 milioni di lavori aggiuntivi), l’Europa (2 milioni in più) ma soprattutto l’Asia e l’area del Pacifico con ben 14 milioni di nuovi occupati. Nel Medio Oriente invece si perderà lo 0,48% dei posti di lavoro e in Africa lo 0.04% a causa, rispettivamente, della forte dipendenza dai combustibili fossili e dalle miniere.

Tutto ciò, naturalmente, a patto che i Paesi si impegnino nel percorso di transizione fornendo ai cittadini la possibilità di mettere a punto le proprie capacità, inquadrandole nel nuovo contesto.