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Un Circular Economy Network per mantenere la rotta dell’economia circolare

di Edo Ronchi

 

Il tasso di circolarità di un’economia, secondo gli indicatori elaborati dalla Commissione europea, misura il rapporto percentuale fra le materie prime secondarie – ricavate dal riciclo dei rifiuti- e il totale del consumo interno complessivo di materiali di un Paese.

Sulla base dei dati del 2014, recentemente Eurostat ha elaborato il tasso di circolarità delle economie dell’Unione europea e dei Paesi membri. Questo indice conferma che l’Italia ha uno dei migliori tassi di circolarità europei: il 18,5% ,a fronte di una media europea molto più bassa, dell’11,4%; meglio della Francia, al 17,8%, e molto meglio della Germania che è solo al 10,7%, preceduta in classifica solo dai Paesi Bassi che hanno un tasso di circolarità del 26,7%, ma ovviamente anche una manifattura di ridotte dimensioni e anche un consumo di materiali ridotto.

La conquista della testa della classifica europea del tasso di circolarità dell’economia italiana è il risultato del fatto che siamo i primi in classifica in Europa per il riciclo dei rifiuti speciali – quelli non urbani, provenienti dai processi produttivi – con un ottimo 77,2% (la Germania è al 68% e la Francia è al 64,2%) e che cominciamo ad avere buoni numeri anche nel riciclo dei rifiuti urbani: col 42% di riciclo, con una raccolta differenziata al 52,5% nel 2016, anche grazie all’ottimo 67% di riciclo degli imballaggi.

Sarebbe un vero peccato se l’Italia non valorizzasse le sue potenzialità nell’affrontare le nuove sfide aperte dall’Unione europea con la proposta di strategia per lo sviluppo della circular economy e con un primo pacchetto di Direttive che hanno ormai completato il loro lungo iter e sono in attesa solo del voto finale del Consiglio del prossimo giugno.

Il cambiamento verso una circular economy, oltre alla gestione dei rifiuti, coinvolge prodotti di maggiore durata, riparabili, riutilizzabili e più riciclabili, maggiore diffusione dell’uso condiviso (sharing) di beni anziché della loro proprietà, sviluppo dell’impiego di materiali riciclati e di processi di simbiosi industriale (scarti di una produzione che diventano materiali per altre collegate a cascata). Molto c’è anche da fare per la ricerca, la diffusione dell’innovazione e dell’eco-design per la circular economy.

Il 2 maggio scorso, per iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, grazie all’impegno di un primo gruppo di una quindicina di promotori – imprese e organizzazioni- è stata avviata la costituzione di un “Circular economy network” per la diffusione di analisi e studi, buone pratiche e le migliori tecniche, con grande attenzione alle elaborazioni ed esperienze europee e internazionali.

Al gruppo fondatore si aggiungeranno altre imprese e organizzazioni. Sono già state programmate alcune prime iniziative: un premio per le start up della circular economy, a settembre; la partecipazione a una sessione tematica degli Stati generali della Green Economy (a novembre); la realizzazione di un Rapporto sullo stato dell’economia circolare in Italia da presentare ad una Conferenza nazionale (a febbraio del prossimo anno).

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